Vendite fuori dai locali commerciali

Con il termine "vendite concluse fuori dai locali commerciali" si indicano i contratti o le proposte contrattuali negoziati fuori dai locali nei quali il venditore normalmente svolge la sua attività, quali ad esempio la vendita porta a porta, i contratti firmati per strada, in albergo o sul posto di lavoro.
E' assai probabile che, almeno una volta nella vita, sia capitato di acquistare un bene o di fruire di un servizio offerto da un convincente venditore che si sia presentato alla porta, oppure di firmare un contratto in occasione di manifestazioni destinate ad altre finalità.
E' altresì probabile che quello che veniva presentato come un affare imperdibile o un oggetto insostituibile, che senza indugio ci si è assicurati, in realtà si sia rivelato un acquisto inutile, se non incauto, compiuto non per effettive esigenze o con la dovuta ponderatezza ma a causa di una situazione di soggezione psicologica (cosiddetto "effetto sorpresa"), dovuta al fatto che la negoziazione è avvenuta non, come abitualmente accade, su propria iniziativa, bensì su iniziativa, spesso pressante, del professionista.
Il legislatore, preso atto del fatto che gli acquisti compiuti in queste circostanze espongono il consumatore maggiormente al pericolo di affari poco convenienti in quanto appunto psicologicamente si è meno avveduti, ha inserito degli articoli nel Codice del Consumo, recante un'apposita disciplina diretta appunto a tutelare gli acquisti compiuti in queste circostanze, in particolare prevedendo uno speciale mezzo, il cosiddetto "diritto di ripensamento" o il "ius poenitendi" ossia il diritto potestativo di recedere dal contratto, senza necessità di fornire particolari motivazioni.
Il consumatore, in base al disposto dell'art. 64 Codice del Consumo, nei contratti e nelle proposte contrattuali negoziate fuori dai locali commerciali, in particolare ha diritto di recedere, senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo, entro il termine di 10 giorni. Il termine per esercitare il diritto di recesso è di 60 giorni nel caso in cui il professionista non abbia informato il consumatore della possibilità di recedere dal contratto o delle modalità con cui detto diritto deve essere esercitato o abbia adempiuto a detto obbligo in modo incompleto o errato, tale comunque da ostacolare il corretto esercizio del diritto stesso.
La disciplina è contenuta negli articoli da 45 a 49 del Codice del Consumo.