Pratiche commerciali scorrette

Può accadere che nell'ambito di un'operazione commerciale il professionista ponga in essere un comportamento che altera la libertà di scelta del consumatore fornendo false o parziali informazioni, facendogli compiere un atto d'acquisto affrettato, soggetto a timori o ancora sbagliato perché indotto da promesse mendaci. Per porre fine a questi e a tanti altri metodi disonesti di rapporto professionista-consumatore è stata inserita nel Codice del Consumo agli artt. 18- 27 bis, un apposita disciplina diretta appunto a tutelare il consumatore dalle cd pratiche commerciali scorrette, che investe l'intera fase dell'atto di consumo, dal primo contatto quando si pubblicizza il prodotto, fino alla fase successiva all'acquisto in senso stretto. Quanto alla definizione, una pratica commerciale è un'attività (per esempio pubblicitaria o di marketing) legata alla promozione, vendita o fornitura di beni o servizi ai consumatori. Una pratica commerciale è scorretta quando viene giudicata inaccettabile rispetto al consumatore, in relazione a criteri ben precisi. Appartengono a questa categoria due sottospecie di comportamenti scorretti e dunque illeciti: le azioni ingannevoli e le omissioni ingannevoli. Entrambe hanno a che fare con le informazioni e comunicazioni (ivi compresa la pubblicità comparativa illecita in danno dei concorrenti). Vi sono poi le "pratiche aggressive" ossia tutta una serie di comportamenti tesi a condizionare indebitamente il consumatore. Secondo l'art. 19 cod. cons. le pratiche commerciali sono vietate e il singolo consumatore può agire contro il professionista, dinanzi al giudice ordinario, per chiedere l'annullamento del contratto per vizio di volontà (violenza, dolo o errore), così procedendo a sciogliere il vincolo contrattuale. Questo avrebbe effetti anche su eventuali contratti di finanziamento (credito al consumo) collegati al contratto di vendita, rendendo possibile la richiesta della cosiddetta "nullità collegata", in modo da evitare al consumatore l'effetto perverso di dover pagare le rate per un bene il cui acquisto sia stato annullato.
Ai fini di un'azione di tutela in sede civile, il pronunciamento dell'Antitrust che riconosce e sanziona come scorretta la pratica commerciale messa in atto dal venditore è un prezioso elemento. Per questo, oltre che naturalmente per contribuire a debellare la cattiva prassi commerciale dal nostro mercato ed affermare i diritti dei consumatori, si consiglia di denunciare sempre all'Antitrust una pratica ingannevole o aggressiva. La denuncia non comporta spese o rischi di alcun tipo per chi la fa; non occorre assistenza legale e non ci si troverà impegnati in un contenzioso o come parte in un giudizio. Su segnalazione, l'Antitrust avvia, infatti, un procedimento d'ufficio teso a verificare se vi sia stata o meno l'attuazione di una pratica commerciale scorretta e da quel momento in poi agisce in piena autonomia e sotto la propria responsabilità.