Furto d'identità

Si può considerare "furto" la sottrazione di un bene che non sia corporeo, ad esempio la sottrazione di un dato digitale, di un dato personale, di un dato bancario, di un codice pin?

Il nostro ordinamento prevede all'art. 624 del codice penale il reato di furto secondo cui "chiunque si impossessa della cosa mobile altrui sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per se o per altri, è punito con la reclusione da 6 mesi a tre anni...".
Se questa è la disciplina del reato di furto, bisogna chiedersi se i casi citati rientrino in questa previsione. Al riguardo può affermarsi come pur in assenza di una definizione normativa, ed utilizzando i dati di recenti studi sociologici sul tema, si abbia furto di identità ogniqualvolta un'informazione individuale, relativa sia a persone fisiche che ad aziende, venga ottenuta in modo fraudolento con l'intento di utilizzare identità o dati personali altrui per scopi illeciti.
Tale fenomeno, di recente, si è sviluppato maggiormente nel settore bancario e del credito: ed infatti, il furto (rectius, la frode), normalmente si realizza mediante apertura fraudolenta di conti correnti, anche on line, utilizzo di dati di carta di credito e loro clonazione, materiale utilizzo fraudolento di bancomat e carte di credito, nonché di libretti di assegni smarriti, utilizzo fraudolento di sim card ovvero di dati contenuti in sim card, utilizzo di dati bancari per partecipare ad aste on line, acquisizione di dati personali mediante posta elettronica.
L'assenza di una precisa normativa relativa al furto di identità ha sino ad oggi creato non pochi problemi in merito all'individuazione di un responsabile e dei rimedi per il truffato.