Etichette, ogm, prodotti alimentari e prodotti biologici

I consumatore puo' essere tutelato in caso di acquisto di un prodotto che sulla confezione riporti notizie non corrette sulla qualità del prodotto e sulla sua provenienza?
Le etichette, inizialmente predisposte perché le pubbliche autorità potessero vigilare su igiene e salubrità dei prodotti, rappresentano oggi lo strumento informativo principale a tutela del consumatore, soprattutto nella grande distribuzione, rispetto alla quale è impossibile che si abbia un dialogo diretto tra produttore ed acquirente. Le indicazioni riportate sulle etichette non sono completamente libere, né nella forma, né nei contenuti. Produttori e distributori devono infatti conformarsi ad una serie di prescrizioni imposte dalla legislazione nazionale e comunitaria, che stabilisce quali informazioni debbano essere rese, quali non possano essere riportare e quali debbano essere fornite solo a determinate condizioni.
La normativa sull'informazione è stata parzialmente razionalizzata dal codice del consumo: esso impone che al consumatore sia assicurata la consapevolezza della propria scelta (art. 5, ult. comma, cod. cons.). Affinché questa regola non rimanga una semplice affermazione di principio vengono dettate disposizioni di dettaglio, che hanno come punto di riferimento implicito la materia alimentare.
Il comma 2° dell'art. 5 cod. cons. prescrive pertanto che «sicurezza, composizione e qualità dei prodotti e dei servizi costituiscono contenuto essenziale degli obblighi informativi». La consapevolezza va garantita, in primo luogo, inserendo una serie di indicazioni nelle etichette o nelle confezioni dei prodotti. Informazioni che il consumatore medio, definito secondo quello che appare oggi lo standard tipologico più diffuso, tendenzialmente sembra essere portato a leggere.
L'importanza dell'etichettatura emerge nel caso degli OGM.
Con gli acronimi OGM e MOGM si indicano, rispettivamente, gli organismi ed i microorganismi che presentino mutazioni indotte dall'uomo attraverso le tecniche dell'ingegneria genetica (fornisce una precisa definizione di o.g.m. la Direttiva 2001/18/CE).
Sono esclusi dall'ambito dei prodotti in questione gli organismi geneticamente modificati per cause naturali, ma pure quelli nei quali la modificazione, sia sì il risultato di una manipolazione umana, ma operata con metodi di riproduzione tradizionali, quando non anche già presenti in natura. Si pensi alla produzione di nuove specie vegetali ottenuta tramite l'impollinazione artificiale o alla selezione di nuove razze animali ottenute tramite l'incrocio di specie diverse.
Si può dire che opposto al concetto di OGM è quello di "prodotto biologico".Vengono classificati come biologici gli organismi prodotti in applicazione di un determinato metodo, le cui linee guida sono stabilite per legge. Il metodo biologico prevede lo sfruttamento dell'ecosistema tramite tecniche tradizionali, quali la scelta delle varietà vegetali (ad esempio coltivazione contemporanea di diverse piante, l'una sgradita ai parassiti dell'altra), la rotazione pluriennale delle colture ed il riciclaggio delle materie organiche, con un utilizzo di prodotti fitosanitari ridotto se non nullo e comunque compatibile con il metodo biologico (12° e ss. considerando del Reg. CE 834/2007).
La presenza di OGM (organismi geneticamente modificati) è completamente esclusa, per la contraddittorietà con il concetto stesso di biologico. Gli animali, la cui presenza è coessenziale allo sviluppo dei prodotti agricoli (si pensi alla produzione di concimi organici), devono essere allevati con particolari modalità che prevedono la nutrizione con prodotti biologici, la cura tramite rimedi omeopatici ed il divieto di tecniche per l'incremento forzato della massa corporea.