Azioni collettive. Azione inibitoria ed azione collettiva (c.d. class action)

Nell'ordinamento italiano ciascun cittadino può "agire in giudizio", cioè rivolgersi ad un giudice per tutelare un proprio diritto. Normalmente è il singolo ad agire ma è prevista anche la possibilità che sia un gruppo di soggetti a rivolgersi al giudice mediante una c.d. "azione collettiva".
Le azioni collettive, ed in particolare quelle che interessano i consumatori, possono essere distinte in due tipologie: inibitorie e risarcitorie.
E' azione inibitoria l'azione con cui, accertata la violazione, si inibisce, cioè si blocca il comportamento di un professionista impedendone la prosecuzione. Tale azione viene utilizzata altresì per inibire anche l'utilizzo di clasusole definite vessatorie, ovvero comportanti uno squilibrio significativo tra le parti contraenti dotate di differente forza contrattuale (appunto un professionista ed un consumatore).
E' risarcitoria l'azione con la quale si accerta la violazione da parte del professionista, si riconosce il danno subito dal consumatore e quindi lo si risarcisce.
Mentre in quest'ultimo caso la tutela al consumatore deriva dall'ottenere un ristoro mediante il risarcimento del danno subito, nel caso dell'inibitoria la tutela consiste nel beneficio che si trae dall'impedire al professionista di continuare a porre in essere una condotta che potrebbe danneggiare il consumatore, prevedendo quindi gli effetti dannosi.
Mentre l'azione inibitoria è largamente utilizzata da tempo con successo dalle associazioni dei consumatori che appunto utilizzano questo strumento processuale per tutelare la collettività dei consumatori in via preventiva, l'azione collettiva risarcitoria è entrata in vigore solo dal 1 gennaio 2010.
Con il decreto legislativo 20 dicembre 2009, n. 198 (Attuazione dell'articolo 4 della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ricorso per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici) è stata inoltre definitivamente approvata la "class action pubblica".