Domanda: 

A causa di un errore medico mia sorella ha partorito un bambino affetto da gravi malformazioni. Se fosse stata informata della circostanza, dice, avrebbe sicuramente abortito. Sono convinta che, avendo mia sorella riportato una grave crisi depressiva a seguito dell’evento, abbia diritto al risarcimento del danno. Mi chiedo se anche il padre possa vantare il medesimo diritto.

 
Risposta: 

 

Certamente la madre ha diritto al risarcimento del danno alla salute patito, ma anche a quello per la lesione del diritto all’autodeterminazione. Quanto al padre, la giurisprudenza tende ad includerlo tra i soggetti lesi e, dunque, a considerarlo titolare di un proprio diritto al risarcimento (laddove si sia verificata un’ipotesi di danno). Difatti, sottratta alla donna la possibilità di scegliere se portare a termine o meno la gravidanza, gli effetti negativi di questo comportamento si inseriscono in una relazione col medico alla quale il padre non è estraneo (si v. l. 22 maggio 1978, n. 194, dagli artt. 29 e 30 Cost., e dagli artt. 143 e 147, 261 e 279 c.c., disposizioni che lo qualificano rispetto alla generalità dei terzi e, in giurisprudenza: Cass. 10 maggio 2002, n. 6735).

Egli, tuttavia, potrà chiedere solo il ristoro dell’eventuale danno alla salute, oltre che del danno patrimoniale determinato dalle maggiori cure delle quali il bambino affetto da handicap avrà bisogno. Non potrà, invece, ritenere leso il proprio diritto alla autodeterminazione, dal momento che la legge sulla interruzione volontaria della gravidanza (l. 194/1978), nel disciplinare il c.d. “aborto terapeutico”, in presenza di un pericolo per la salute fisica o psicologica della donna, la lascia arbitra della scelta se proseguire o interrompere la gestazione (entro determinati tempi stabiliti dalla legge).