L'Antitrust sanziona le società di recupero crediti

di: Milena.Manunta - Adiconsum - 24.12.2013
 

 

Tante società di recupero crediti, pur di incassare, realizzano comportamenti totalmente illegittimi.

 

 

Sono sempre più numerose le pratiche commerciali scorrette realizzate dalle società di recupero crediti. Probabilmente legate alla crisi economica che ha colpito il nostro Paese e alla sempre più frequente difficoltà dei consumatori a far fronte alle proprie posizioni debitorie.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha acceso un faro sulla scorrettezza dei comportamenti realizzati da queste società. Nei primi sei mesi del 2013, l'Autorità ha pubblicato vari provvedimenti.

Ha sanzionato una società di recupero crediti che, per indurre i consumatori a pagare rapidamente quanto richiesto, inviava ai consumatori, tramite i propri legali, atti di citazione presso sedi di Giudici di Pace territorialmente incompetenti. Lo scopo era quello di intimorli e indurli a pagare immediatamente le somme richieste per evitare di doversi presentare davanti al giudice di una città lontana dal territorio di residenza. Ma nelle cause tra consumatori e aziende, il giudice competente per territorio è sempre quello di residenza del consumatore.

In particolare, il 30 maggio 2013, l'Antitrust ha sanzionato l’impresa individuale Consuelo Paravati che, secondo quanto ricostruito dall'Autorità, ha inoltrato a numerosi consumatori, per il tramite di avvocati, atti di citazione presso sedi di Giudici di Pace sistematicamente diverse da quelle territorialmente competenti. Inoltre, agli atti di citazione inviati ai consumatori, non seguiva alcuna iscrizione della causa a ruolo: la data indicata come “prima udienza”, utilizzata per fare pressione psicologica sui consumatori, è risultata inesistente. Con l'invio degli atti di citazione, la società di recupero crediti puntava ad ottenere che i consumatori, senza verificare la fondatezza della posizione debitoria, provvedessero rapidamente al pagamento dell’importo richiesto, piuttosto che esporsi ad un contenzioso giudiziario.

Nel provvedimento è indicato: "La pratica commerciale oggetto di valutazione si sostanzia nel fatto che, al fine di tentare di recuperare asseriti crediti, il professionista ha inoltrato a diversi soggetti per il tramite di avvocati, atti di citazione (con l’indicazione fittizia della data della prima udienza) presso sedi di Giudici di Pace sistematicamente diverse da quelle territorialmente competenti, senza procedere ad alcuna iscrizione a ruolo. La condotta del professionista appare idonea, quindi, a determinare nel consumatore medio un indebito condizionamento, ingenerando il convincimento che, a prescindere dalla fondatezza della propria posizione debitoria, sia preferibile provvedere rapidamente al pagamento dell’importo richiesto piuttosto che esporsi ad un contenzioso giudiziario".

L’Antitrust ha poi ordinato a una società di recupero crediti la sospensione dell’invio ai consumatori di lettere qualificate come “preavviso di esecuzione forzata”. Le comunicazioni della società di recupero crediti erano impostate con modalità idonee a ingenerare nei consumatori l’erroneo convincimento di esser destinatari di vere e proprie ingiunzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il caso riguarda la società Agenzia Riscossioni alias Esattoria S.r.l., cui l’Antitrust ha chiesto di sospendere ogni attività d’inoltro dei preavvisi di esecuzione forzata.

Nel provvedimento è indicato: tali comunicazioni, facenti riferimento ad un titolo esecutivo rappresentato da un’ordinanza di ingiunzione senza alcuna indicazione degli estremi del titolo del debito, avvertono di un presunto inizio di un procedimento esecutivo avanti il tribunale competente per il pignoramento immobiliare e mobiliare rilevando che si procederà con l’Ufficiale Giudiziario all’asporto dei beni, se necessario con l’intervento della forza pubblica e forzando la porta in caso di assenza”. Tali comunicazioni erano impostate con modalità idonee ad ingenerare nei consumatori l’erroneo convincimento di esser destinatari di una procedura esecutiva avviata dall’amministrazione finanziaria pubblica.

Questi provvedimenti confermano la scorrettezza delle pratiche commerciali che sono state già realizzate dalle società di recupero crediti.

I consumatori che ricevono solleciti di pagamento non devono mai lasciarsi intimidire e devono sempre valutare la fondatezza di quanto richiesto. Meglio ancora ignorare la società di recupero crediti e rapportarsi direttamente con la società creditrice.

E' poi bene tener presente che le eventuali diffide inviate dalle società di recupero crediti tramite posta prioritaria non hanno alcun valore legale. L’unico modo per diffidare al pagamento e, quindi, interrompere la prescrizione e mettere in mora il debitore è l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno.

Per difendersi efficacemente dalle pratiche commerciali scorrette delle società di recupero crediti, i consumatori possono chiedere il supporto delle associazioni dei consumatori ed inoltrare una segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.