Il nuovo redditometro: come funziona

di: Viviana.Frau - Adiconsum - 14.03.2014
 

Il nuovo redditometro: come funziona lo strumento di accertamento dei redditi che "spia" le spese dei contribuenti.


Il redditometro, presente nel nostro ordinamento dal 1973, è un metodo di accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche.

Si tratta di uno strumento che consente al fisco di determinare in modo indiretto la capacità contributiva dei cittadini prendendo in considerazione il possesso o la disponibilità di alcuni beni e servizi.  Sulla base di tali spese si deduce il tenore di vita del contribuente da confrontare poi con i redditi dallo stesso dichiarati, al fine di evidenziare scostamenti eccessivi sintomatici di possibili redditi “in nero”.  Se utilizzato in modo corretto, il redditometro  dovrebbe quindi costituire uno strumento di lotta all’evasione.

 

Il Decreto Legge 78 del 31 maggio 2010 è intervenuto potenziando il redditometro, - da qui la definizione di “nuovo redditometro” - e da allora si sono susseguiti diversi interventi e circolari dell’Agenzia delle Entrate con cui sono state precisate le voci di spesa che saranno prese in considerazione ai fini dell’accertamento sintetico. Nel mese di novembre del 2013 sul redditometro è intervenuto anche il Garante della Privacy che ha prescritto una serie di misure e accorgimenti che l’Agenzia delle Entrate dovrà rispettare per tutelare la privacy dei contribuenti.

 

In attesa della direttiva di attuazione del redditometro, recentemente annunciata dal Direttore Befera, analizziamo il funzionamento di questo strumento che desta al momento parecchie perplessità tra i contribuenti.

 

Innanzitutto, non saranno oggetto di accertamento le dichiarazioni dei redditi presentate prima del 2010.

I contribuenti dovranno essere messi a conoscenza, attraverso l’informativa indicata dal Garante e allegata al modello di dichiarazione dei redditi, del fatto che i suoi dati personali saranno utilizzati anche per lo strumento del redditometro.

Ai fini dell’accertamento saranno prese in considerazione sia le spese certe (acquisto di beni immobili o di mobili registrati, altre spese inserite nella dichiarazione dei redditi pere deduzioni o detrazioni)  che quelle che possono essere dedotte da elementi certi (possesso e mantenimento di immobili, autoveicoli, imbarcazioni ecc…).

I dati  che si riferiscono alle spese medie Istat non potranno essere utilizzati per determinare l’ammontare di spese frazionate e ricorrenti  (ad esempio abbigliamento, alimentari, alberghi ecc…) per le quali l’Agenzia delle Entrate non ha evidenze certe.

Il cosiddetto fitto figurativo (importo attribuito al contribuente sprovvisto di abitazione in proprietà o locazione nel comune di residenza) potrà essere utilizzato esclusivamente in fase di contraddittorio e dovrà tener conto della corretta composizione del nucleo familiare.

Una volta ricostruito il reddito sulla base delle spese effettuate, il fisco verificherà se sussiste uno scostamento superiore al 20% rispetto al reddito dichiarato dal contribuente.  In caso di superamento di tale percentuale, l’Agenzia delle Entrate potrà emettere un avviso di accertamento.

Con l’avviso di accertamento il contribuente deve essere obbligatoriamente invitato al contraddittorio durante il quale potrà fornire dai e notizie che giustificano le spese sostenute in eccesso rispetto ai redditi dichiarati.  Nell’invito al contraddittorio, come precisato dal Garante, dovrà essere indicata la natura obbligatoria o facoltativa degli eventuali ulteriori dati richiesti dall’Agenzia delle Entrate nonché le conseguenze a carico del contribuente nel caso di suo rifiuto, anche parziale, a rispondere.