IL CREDITO AL CONSUMO

di: federica.deplano - Adoc - 23.01.2013
 

 

Di quali strumenti giuridici dispone il consumatore in caso di inadempimento contrattuale del venditore di beni di consumo quando sia stato sottoscritto un contratto di finanziamento finalizzato all'acquisto con totale erogazione della somma a favore del venditore professionista?

L'ipotesi sopra descritta si riferisce alla frequente necessità di stipulare un contratto con un Istituto di credito al fine di ottenere in prestito le somme necessarie per l’acquisto del bene o l'erogazione del servizio. Tale fattispecie rientra nella definizione di credito al consumo dettata dall’art. 121 del D. Lgs 1 settembre 1993 n. 385 (Testo Unico Bancario).

Si tratta, dunque, della concessione di un prestito effettuata da un finanziatore o da un intermediario professionista in favore di un consumatore per una finalità di consumo, volto esclusivamente a finanziare la fornitura di un bene o la prestazione di un servizio, con la conseguenza che la fattispecie in esame dovrà essere assoggettata alla normativa in materia di credito al consumo qualora ricorra una delle circostanze previste dall'art. 121 D. Lgs 1 settembre 1993 n. 385, così come modificato ad opera del D. Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.

Si deve osservare che l’ambito di applicazione della normativa sul credito al consumo è molto ampio e la stessa si estende ad una vasta gamma di tipologie negoziali impiegate per realizzare operazioni di credito al consumo.

La circostanza che, su delega del consumatore-mutuatario, la somma venga corrisposta dall'Istituto di credito direttamente al venditore del bene, non contraddice l'inquadramento della fattispecie in esame nell'ambito della normativa in materia di credito al consumo,

Il primo intervento normativo europeo in materia di credito al consumo risale al 1987 con la Direttiva 87/102/CEE, modificata dalle direttive 90/88/CEE e 98/7/CEE, relative ai contenuti ed al metodo di calcolo del TAEG, attuate nel nostro ordinamento dapprima con la legge comunitaria per il 1991 (L. 19 febbraio 1992, n. 142) e, poi, con il D. Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, Titolo VI, Capi II e III.

La direttiva 87/102/CEE prevedeva già l’ipotesi che il contratto di acquisto di beni o servizi non andasse a buon fine per l’inadempimento del fornitore e l’art. 11 forniva una prima tutela ai consumatori, imponendo agli Stati membri di provvedere affinché l’esistenza di un contratto di credito non pregiudicasse in alcun modo i diritti dei medesimi nei confronti del venditore/fornitore, nel caso in cui i beni o i servizi non venissero effettivamente forniti o non fossero conformi al contratto di fornitura. La norma in parola riconosceva al consumatore il diritto di agire, nei confronti del creditore a fronte del mancato o inesatto adempimento del venditore/fornitore, in via del tutto sussidiaria ed in presenza di determinate condizioni specificamente individuate.

Il legislatore italiano, nonostante la possibilità riconosciuta dalla direttiva di stabilire per il consumatore limiti meno stringenti per l’esercizio del diritto di cui sopra, si è attenuto al livello minimo di tutela prescritto, dapprima con l'introduzione dell’art. 125, comma 4, D. Lgs. 1 settembre 1993, n. 38, e, successivamente, con l’art. 42 D. Lgs. 06 settembre 2005, n. 206 che subordinava il diritto di azione del consumatore nei confronti del finanziatore alla coesistenza di due requisiti: la costituzione in mora del fornitore del bene o del servizio e l’esistenza di un patto che attribuisse al finanziatore l’esclusiva per la concessione di credito ai clienti del fornitore.

La presenza di un patto di esclusiva consentiva, ai sensi dell'art. 42 D. Lgs. 06 settembre 2005, n. 206, di desumere un collegamento negoziale tra il contratto di vendita e quello di finanziamento con conseguente passaggio, in capo al soggetto che erogasse il prestito, dei rischi derivanti dall’inadempimento dell’obbligazione di consegna da parte del venditore/fornitore.

Il collegamento fra il contratto di vendita ed il contratto di mutuo di scopo, in presenza di un patto di esclusiva, è stato solo il primo passo con il quale il legislatore ha effettivamente riconosciuto una correlazione fra due contratti espressione di volontà negoziali collegate.

Sotto la vigenza della vecchia normativa, quindi, in applicazione dell’art. 42 D. Lgs. 06 settembre 2005, n. 206, il consumatore avrebbe dovuto fornire la prova di un accordo tra il venditore e l'Istituto di credito che attribuisse a quest'ultima l'esclusiva per la concessione del credito ai clienti del primo. In presenza di una tale prova, piuttosto difficile da raggiungere, si sarebbe dimostrato il collegamento fra il contratto di vendita ed il contratto di finanziamento e la clausola volta ad impedire all’acquirente di far valere nei confronti del finanziatore l’inadempimento del fornitore sarebbe stata ritenuta del tutto incompatibile con tale collegamento negoziale, con conseguente invalidità o inefficacia della stessa.

Come anticipato sopra, la situazione sopra descritta trova oggi più concreta e semplice soluzione rispetto al passato grazie all'introduzione all'interno del Testo Unico Bancario, ad opera dell’art. 1 del D. Lgs. 13 agosto 2010, n. 141, della nuova normativa in materia di credito ai consumatori, la quale tutela maggiormente la posizione di questi ultimi nel caso in cui il venditore/fornitore di beni e servizi sia inadempiente.