I cibi 'light'.

di: Emanuela.Filia - Federconsumatori - 18.03.2011
 

Il popolo dei golosi oggi non può far finta di niente e fingere di non vedere tutte le soluzioni che il mercato offre per restare in forma. Tra tutti i prodotti in commercio come i dolcificanti, le gallette utilizzate al posto del pane, gli yogurt ed i formaggi, le bevande compreso anche il latte, che spopolano all’interno dei carrelli della spesa si calcola che il 70% di questi prodotti possiede una versione leggera. Prodotti condannati spesso da dietologi e nutrizionisti che li sconsigliano, a favore di una sana alimentazione. L’illusione che certi cibi, da sempre ritenuti grassi, se possiedono la scritta ‘light’ non siano nocivi per la linea è tutta da analizzare. Prima di tutto va rilevato che un alimento può essere definito leggero solo se ha ricevuto una certificazione. Infatti, un regolamento europeo del 2007 ha stabilito quali sono le quantità e i tipi d’ingredienti che servono a rendere un prodotto realmente più ‘salutistico’, rispetto alla versione tradizionale: un alimento che porta la scritta ‘a basso contenuto di grassi’ dovrà possedere una dose che non supera il limite stabilito (meno di 40 Kcal), che cambierà qualora presenti la dicitura ‘a ridotto contenuto calorico’ (contenuto ridotto del 30% rispetto ai tradizionali). La preparazione degli alimenti ‘light’ non può avvenire semplicemente estraendo i lipidi dal prodotto ma, piuttosto, sostituendo questi con altri elementi, al fine di non alterare il gusto, il colore, l’odore o altre caratteristiche come la cremosità. Studi fatti hanno dimostrato che non sempre ci sono delle effettive differenze nutrizionali e di gusto tra il prodotto classico e la sua versione leggera, mettendo in discussione la trasparenza delle etichette dei prodotti leggeri. Su questi prodotti il risparmio calorico c’è quasi sempre, anche se non così conveniente da giustificare l’acquisto del prodotto alleggerito. Va considerato, che anche le etichette possono trarre in inganno: spesso cibi con la scritta ‘pochi grassi’, contengono miscele di grassi saturi, maggiormente pericolosi per l’organismo o presentano più zuccheri, così come alimenti che riportano la dicitura ‘meno calorie’ non sono realmente ipocalorici, poiché bisogna sapere, quel ’meno’ a quale componente va riferito. La maggior parte dei nutrizionisti è contraria a queste forme di alimentazione che favorirebbero il fenomeno della compensazione energetica che consiste nel consumare alimenti maggiormente calorici nei pasti successivi o nel mangiare una dose maggiore di quel prodotto leggero a causa del senso di sazietà che può determinare. Ma, oltre ai fattori fisici, ci sono anche quelli psicologici che incidono negativamente, in quanto, spesso, pensando di introdurre una quantità di calorie inferiore, si è portati a mangiare di più o addirittura, la convinzione di non ingrassare, porta a non modificare cattive abitudini, come la sedentarietà. Bisogna convincersi che non esistono cibi miracolosi, soprattutto se troppo invitanti.