Controversie sui contratti a distanza, il consumatore “gioca” in casa davanti al giudice

di: Andrea Falchi - Adoc - 10.12.2013
 
Acquisti via web e, più in generale, contratti a distanza: in caso di controversie stop a incertezze e difficoltà per il consumatore che, troppo spesso, non sapeva nemmeno a quale giudice rivolgersi per far valere le proprie ragioni perché la controparte, in molti casi, non ha sede o domicilio nella sua stessa città. La Corte di giustizia Ue, con sentenza del 14 novembre (C-478/12, Maletic) ha stabilito regole chiare a favore del consumatore sull'interpretazione del regolamento 44/2001 riguardante la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle pronunce in materia civile e commerciale: il giudice della controversia, ha stabilito la Corte, è quello di residenza o domicilio del consumatore. Il contratto a distanza è una particolare fattispecie di contratto negoziato fuori dai locali commerciali attraverso l'ausilio di tecniche di comunicazione a distanza. Il mezzo con il quale si realizza più comunemente la vendita a distanza è il web, che consente a chiunque di raggiungere le varie piattaforme di e-commerce dei più disparati settori commerciali. Spesso questo tipo di vendita genera controversie che costringono il consumatore a doversi confrontare con professionisti che hanno la propria sede legale fuori dai confini nazionali. Qualora la controversia si spinga fino ad una necessaria risoluzione in tribunale, sorge il problema sull’individuazione del giudice competente al quale rivolgersi: nell’incertezza c’è chi ha fatto ricorso a più giudici per ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Ora la Corte di giustizia Ue ha messo un punto fermo in materia. I fatti che hanno prodotto la sentenza hanno coinvolto una coppia di coniugi residenti a Bludenz, in Austria . I due avevano acquistato un pacchetto viaggio tutto compreso con destinazione Mar Rosso attraverso un portale di viaggi di un agenzia tedesca. Una volta giunti a destinazione non hanno trovato corrispondenza tra l'albergo offerto in contratto e quello di arrivo e si sono trovati costretti a cambiare struttura dietro pagamento di un supplemento. Rientrati in Austria avevano citato in giudizio l'agenzia di viaggio, con sede in Germania, e il tour operator, con sede a Vienna, avvalendosi del regolamento 44 del 2001 che consente al consumatore di agire presso il giudice della corte d'appello del proprio domicilio. Tuttavia il giudice austriaco aveva dichiarato la propria incompetenza giurisdizionale nel caso della controversia con il tour operator austriaco che avendo sede nella stessa nazione dei coniugi, non poteva essere disciplinato dal regolamento comunitario 44 del 2001, bensì dall'ordinamento interno austriaco, con la conseguenza che i due avrebbero dovuto adire il giudice della corte d'appello di Vienna, dove il tour operator ha sede, e quello di Bludenz contro l'agenzia tedesca. I due hanno cosi fatto ricorso alla Corte di Giustizia Europea, che ha accolto la richiesta dei coniugi, considerando l'azione dinanzi a due giudici diversi un onere ingiustificato sul consumatore e attribuendo alla controversia carattere internazionale poiché coinvolge un consumatore con sede in uno stato e l'agenzia viaggi con sede in un altro stato. Pertanto in applicazione del regolamento 44 del 2001 competente è il giudice del domicilio o residenza del consumatore. In questo modo si vuole tutelare la parte contraente debole, garantendo al consumatore la possibilità di rivolgersi al foro del luogo della propria residenza o domicilio. I vantaggi sono: in primis, un risparmio sui costi processuali e, in secondo luogo, si consente al consumatore di rivolgersi sempre al proprio giudice, evitando una possibile conflittualità dovuta a posizioni giudiziarie diverse in uno stesso processo.