Bip Mobile, a che punto siamo?

di: Viviana.Frau - Adiconsum - 24.01.2014
 

Fallimento di Bip Mobile: 220 mila consumatori rischiano la perdita del credito residuo. Agcom e associazioni di consumatori intervengono a tutela degli utenti.

 

 

Cos’è Bip Mobile? Nel settembre del 2012 l’operatore low cost Bip Mobile fa il suo ingresso nel mercato italiano.

 

Si  tratta di un operatore cosiddetto MVNO (Mobile Virtual Network Operators) cioè un operatore virtuale di rete mobile che ha la necessità di usufruire dei servizi di un'altra società MVNE (Mobile Virtual Network Enabler) per garantire il servizio di telefonia ai propri clienti finali.

Nel caso specifico, l’operatore MVNE utilizzato da Bip Mobile è Teologic, società che, a sua volta, opera in Italia sulla base di un contratto stipulato con H3G.

 

Nel 2012 parte quindi la campagna pubblicitaria di Bip Mobile che, grazie ad offerte particolarmente vantaggiose, riesce ad attivare circa 220 mila USIM.

 

Il fallimento. Pochi mesi dopo  arriva la prima doccia fredda. Teologic annuncia infatti il fallimento, non può onorare il debito maturato nei confronti di H3G e quest’ultimo si vede costretto a minacciare la prossima cessazione dei servizi.

Inizia il rimpallo di responsabilità tra operatori: H3G lamenta i mancati pagamenti, Teologic pretende che anche H3G si assuma maggiori responsabilità e lamenta un significativo credito nei confronti di Bip Mobile.

 

Nel corso del 2013 si succedono diversi incontri delle società interessate presso l’Agcom (l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) al fine di trovare una soluzione. In particolare l’Agcom aveva più volte evidenziato la necessità di evitare, anche ai clienti finali, il danno derivante da un’eventuale disattivazione dell’utenza.

 

A dicembre la situazione precipita, Teologic interrompe i servizi resi a Bip Mobile e i 220 mila clienti si trovano di fronte ai primi disservizi e alla disattivazione dell’utenza. Molti consumatori hanno cercato di tutelarsi procedendo all’invio di reclami all’operatore telefonico e richiedendo la portabilità del numero e del credito residuo ad un altro gestore.

Queste misure, considerato il fallimento di Bip Mobile (attualmente in procedura di concordato preventivo), si sono però mostrate insufficienti.

 

Come tutelarsi? Nel recente incontro avvenuto presso l'Agcom alla presenza delle società interessate e le associazioni di tutela dei consumatori, è emerso che i consumatori che hanno inoltrato richiesta di portabilità prima del 13 gennaio 2014 avranno garantita la portabilità anche del credito residuo. Chi ha fatto o farà richiesta  di portabilità dopo questa data ha invece garantita la portabilità del numero ma nessun operatore effettuerà la portabilità del credito residuo ( si ha diritto solo a ciò che si è pagato).

 

Agcom è in possesso della documentazione relativa alle quote di credito residuo dei clienti Bip. In tal modo tali crediti potranno essere trasmessi al Tribunale per essere inseriti nel concordato e così risarciti ma i tempi si prospettano lunghi.

 

Il consiglio delle Associazioni di Consumatori ai clienti Bip Mobile è di chiedere comunque la portabilità ad altro operatore, soprattutto approfittando dei bonus offerti da alcuni gestori telefonici (a titolo di buona pratica commerciale) per compensare la perdita subita dai consumatori.

Nel caso in cui la portabilità venga rifiutata, è necessario inoltrare reclamo sia a Bip Mobile che al nuovo gestore telefonico.

 

Nell’ambito di questa vicenda è tornata più forte che mai la richiesta, da tempo avanzata da Adiconsum, di istituire un apposito Fondo di Garanzia. Il Fondo potrebbe essere creato attraverso l’accantonamento di un centesimo a ricarica e garantirebbe tutele reali per il futuro.