Abbigliamento contraffatto e rischi per la salute

di: Andrea Falchi - Adoc - 10.05.2012
 

Una maglia Armani a 5 euro, un paio di Jeans D&G a 15 euro, un favoloso piumino Monclair a soli 20 euro.

Sono alcuni dei numeri del mercato della contraffazione che ogni anni vede coinvolti milioni di quintali di capi di abbigliamento venduti presso negozi, bancarelle, ambulanti.

Comprare articoli contraffatti, oltre a costituire reato penale – si va dalla sanzione amministrativa fino ai casi più gravi configurati dall'art. 732 c.p.- è una pratica che può arrecare seri danni alla salute del compratore a causa della tossicità delle sostanze utilizzate per produrli.

Basta solo fare un esempio.
Il processo di colorazione delle Tshirt è un percorso industriale piuttosto complesso e sottoposto a rigide misure circa l'uso delle sostanze adatte.
Richiede tempo e soprattutto ha determinati costi che ovviamente vanno ad incidere sul costo finale al consumatore.

Nel mercato nero è ovvio che nessuno ha interesse ad affrontare costi alti di produzione e vengono utilizzati coloranti nocivi e altamente tossici che rilasciano sostanze quali le ammine aromatiche , vero e proprio veleno per il nostro corpo.

Ma come possiamo accorgerci se un capo colorato è trattato o meno secondo i requisiti standard di sicurezza?

Un indizio è dato dalla prematura perdita di colore dei capi.

Se al primo lavaggio rileviamo che la maglia ha perso colore in notevoli quantità è probabilissimo che il capo provenga da mercato nero e non congruo alle normative europee quindi dannoso per la salute.

Alla luce di quanto detto è semplice capire come dietro apparenti risparmi vi siano invece truffe che causano danni alla persona e al portafoglio.

Pagare un capo di abbigliamento ad un prezzo maggiore - e non è detto che debba essere necessariamente griffato – quando siamo sicuri della sua provenienza certificata consente un acquisto più intelligente perché dura nel tempo e non ha rischi per la salute.