2011 dell economist

di: monica marras - Adoc - 26.02.2011
 

Intraprendenza e buoni propositi non basteranno a rendere il futuro economico dell’Europa più promettente. Dall’osservatorio privilegiato dell’Economist Intelligence Unit, Robert Ward ha cercato di ricostruire quali saranno i problemi di cui la comunità internazionale dovrà occuparsi e le evoluzioni di cui sarà opportuno prendere atto nel 2011.

Continuerà sicuramente la “transizione di potere economico” da Ovest a Est. La crescita economica della Repubblica popolare e di tanti altri paesi (asiatici) in via di sviluppo associata al progressivo declino dell’Occidente in generale e degli Stati Uniti in particolare porteranno presto l’Oriente a mettere in discussione le regole dell’economia e della finanza internazionali. Nello specifico, la predilezione cinese per un’economia ben controllata in forte contrapposizione con le regole di libero mercato sostenute da Washington potrebbero aumentare la probabilità di vedere scoppiare quella guerra alla svalutazione per recuperare competitività sulle esportazioni che sempre più economisti temono.

In Oriente, il pericolo che l’inflazione vada fuori controllo è sempre più reale. Ma per tenerla al riparo da evoluzioni pericolose, Pechino dovrebbe accettare un raffreddamento -con conseguente rallentamento- della sua crescita che, tuttavia, potrebbe avere effetti altrettanto negativi per il resto del mondo.

Robert Ward è molto preoccupato anche per il futuro dell’Europa: con Grecia e Irlanda già soccorse da prestiti multimiliardari, si riducono le speranze per il Portogallo di uscire dalla crisi senza un supporto esterno, soprattutto se verrà a mancare il sostegno della Spagna, il cui collasso potrebbe portare alla fine dell’Euro e alla depressione dell’Eurozona. Senza considerare le conseguenze politiche e sociali delle misure di austerità a cui molti governi del Vecchio Continente non possono rinunciare per evitare la bancarotta.